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I perchè degli scacchi a scuola

 

I progetti di “Scacchi a scuola” prevedono l’utilizzo del gioco degli scacchi come strumento pedagogico, utile al miglioramento delle capacità di apprendimento degli alunni e formativo della loro personalità: sono numerose le ricerche in ambito internazionale che testimoniano l’efficacia, della pratica scacchistica in ambito scolastico.

In Italia si può senz’altro prendere spunto dagli esiti della ricerca “Gli scacchi: un gioco per crescere” (del dott. Roberto Trinchero e dott.sa Mariella Piscopo, del Dipartimento di Scienze dell’Educazione e della Formazione - Università degli Studi di Torino), che hanno confermato tutte le potenzialità della pratica degli scacchi come “strumento” di potenziamento cognitivo, oltre che per la sua componente educativa, se utilizzato con sufficiente continuità e con il fattivo coinvolgimento degli insegnanti di ruolo.

A favore dell’inserimento del gioco degli scacchi in orario scolastico, inoltre, vi è la constatazione che ove è stata possibile la messa in opera di tali progetti, i corsi di scacchi hanno suscitato notevole interesse nei Responsabili Scolastici, l’entusiasmo dei giovani che vi hanno partecipato ed il convinto appoggio di insegnanti e famiglie.

In pratica questo significa che quando vengono proposti con la prospettiva di continuità, tramite l’impiego di Istruttori FSI retribuiti e motivati, gli scacchi a scuola hanno successo. Questo non accade solo in Italia ma un po’ in tutto il mondo, com’ è stato testimoniato da relatori provenienti da 4 continenti che hanno partecipato al convegno “Gli scacchi: un gioco per crescere” di Torino 2009.

 

COME PORTARE GLI SCACCHI A SCUOLA

Oggi, in molte realtà italiane, i corsi vengono normalmente presentati agli Istituti scolastici da circoli scacchistici o da singoli Istruttori FSI, che comunque fanno capo ad associazioni sportive riconosciute, con l’obiettivo di iniziare una duratura collaborazione con i Dirigenti e gli Insegnanti, attivando l’insegnamento del gioco in orario scolastico e/o extra scolastico (“doposcuola” scacchistici).

I corsi possono essere rivolti a tutte le classi della scuola Primaria e/o Secondaria Inferiore (anche presso la Secondaria Superiore ma in forma numericamente più ridotta), ma il legame più duraturo può scaturire senz’altro dalle classi di scuola elementare, dove possono essere proposti anche mediante l’utilizzo di attività psicomotoria su scacchiera gigante in prima e seconda per poi proseguire su scacchiera dalla terza alla quinta.

Ad oggi, in Italia, i progetti già avviati raggiungono circa il 2% della popolazione scolastica nelle classi Primarie e Secondarie inferiori (stimati largamente per eccesso potremmo contare 100.000 alunni coinvolti su 5.000.000). In alcune regioni le percentuali sono più alte: per la messa in opera di progetti regionali coordinati da Comitati regionali F.S.I. si riesce a coprire anche il 10 % degli istituti scolastici, in alcune province addirittura il 50%.

Considerando questi numeri, la riflessione che si può fare è che l’attività scacchistica scolastica ha dei margini di crescita enormi, vi è ancora spazio per numerosi progetti locali e che sicuramente molte scuole, in Italia, non conoscono le potenzalità degli scacchi a scuola.

Per l’avvicinamento alle scuole e la creazione di nuovi progetti vanno però considerate alcune limitazioni di carattere economico, dipendenti dal fatto che gli Istruttori debbano essere retribuiti perché i progetti abbiano la giusta continuità negli anni.

Con l’impiego di Istruttori volontari, benchè possa sembrare un’ottima cosa, non si possono garantire rapporti duraturi con le scuole e nemmeno coprire una richiesta di corsi elevata che il progetto potrebbe comportare. Sono necessari degli istruttori che, a tempo pieno o part time, possano dedicarsi all’insegnamento nelle scuole e non si può pensare che lo facciano gratuitamente.

Un’altra limitazione all’avvio dei progetti “Scacchi a scuola” può scaturire dal fatto che le scuole, per iniziare questa nuova attività, dovrebbero impegnarsi economicamente per un progetto nuovo per loro ma che non hanno ancora potuto valutare direttamente.

La messa in opera del progetto richiede quindi un finanziamento iniziale che deve necessariamente provenire dall’esterno della scuola interessata, perché si possa avviarlo potendo compensare il lavoro degli Istruttori.

In quegli Istituti scolastici dove si sono potuti inserire i corsi di scacchi nel Piano dell’Offerta Formativa, la professionalità degli istruttori F.S.I. ha ottenuto degli ottimi riscontri.

In alcuni casi l’insegnamento degli scacchi è anche portato avanti dall’impegno di volonterosi insegnanti di ruolo che, però, limitandosi alle proprie classi, ottengono risultati più modesti in termini numerici ma non qualitativi.

Se il progetto ha avuto successo si potrà poi richiedere un contributo alle scuole, dal secondo anno in poi, per coprire una parte delle spese o, in alcuni casi, l’intero progetto: dipende da quanta popolarità ha ottenuto e dalla condizione economica in cui si trova la scuola (in alcuni casi le scuole possono decidere di richiedere un contributo alle famiglie dei ragazzi per sostenere il progetto).

I progetti di scacchi a scuola hanno quindi bisogno di essere sostenuti economicamente, sia per il loro avvio che per la loro continuità, grazie al supporto delle iniziative locali fornito da Regioni, Province, Comuni, Privati, Fondazioni e da Enti di Promozione sportiva, oltreché dalle stesse scuole.

In questo modo si può senz’altro procurare largo impiego a questo strumento pedagogico, arricchendo di eccellenti possibilità l’autonomia scolastica, e garantire la continuità negli anni se si mantiene la sinergia SPONSORS - CIRCOLO SCACCHISTICO - SCUOLE.

 

DALLA SCUOLA AL CIRCOLO

La connessione dei progetti di scacchi a scuola con il circolo scacchistico appare evidente quando gli allievi possono, grazie alla presenza dei corsi nella loro scuola, avvicinarsi ad una prima fase “pre-agonistica” con la partecipazione ai giochi sportivi studenteschi (GSS), che permette agli Istruttori di ottenere un coinvolgimento più attivo da parte dei soggetti più motivati e/o più portati.

Il coinvolgimento di molti ragazzi può a questo punto diventare più duraturo, infatti possono verificarsi casi di ragazzi che si iscrivono al circolo per poter imparare meglio il gioco e avvicinarsi così anche alle fasi di qualificazione ai Campionati Giovanili individuali di categoria under 16.

Questo percorso può permettere man mano l’aumento dei giovani iscritti tra le file di ogni circolo scacchistico, ma non è l’obiettivo principale da perseguire con gli scacchi a scuola.

L’obiettivo principale nella scuola è che gli scacchi siano utili a tutti gli alunni.

Ma dato che non tutti i ragazzi frequenteranno il circolo scacchistico, non si può creare una dicotomia all’interno delle classi, rivolgendosi ai più portati e/o motivati e prestando meno attenzione agli altri (questo è un rischio che corrono tutti gli Istruttori con poca esperienza).

Questa differenza di motivazione va comunque sfruttata, ma solo nel doposcuola scacchistico (se presente) o al circolo, e comunque sempre al di fuori dell’orario scolastico.

Si inviteranno quindi, a scuola, tutti i ragazzi a partecipare a tornei o doposcuola extra orario scolastico, ben sapendo che solo una piccola percentuale di loro avrà la giusta motivazione per avvicinarsi al torneo o all’attività proposta.

In questo modo avverrà una selezione “naturale” e l’aumento dei tesserati al circolo sarà, in definitiva, un effetto di “Scacchi a scuola” che avrà condotto solo i ragazzi più entusiasti (proprio quelli che servono al circolo) verso il loro primo approccio competitivo, apportando nuova linfa vitale fatta di bambini, genitori, tornei, analisi e trasferte.